Per ricordare…

Sono passati vent’anni dalla morte di Falcone, Borsellino e delle loro scorte. Venti anni che sono stati ricordati con grandi celebrazioni. Il 24 maggio, invece, ci sono stati i funerali di stato di Placido Rizzotto, anch’egli vittima della mafia nel 1948.

Momenti diversi ma stessa storia. Una storia in cui a volte sembrano vincere i cattivi o in cui lo sconforto e la paura possono sopraffare ma che fa anche ricordare che ci sono state persone, uomini normali, che hanno sacrificato la propria vita per un ideale di giustizia, per una idea che non aveva alcun colore politico.

Girando per il web in questi giorni si sono viste molte persone ricordarli, ma la cosa che più mi ha colpito è stata questa breve storiella nata dall’idea di un padre che ha avuto il desiderio di raccontare al figlio di tre anni la storia di Falcone. E’ una storia semplice, ma senza lieto fine perchè quel finale deve essere scritto da noi.

Eccola:

Tanti anni fa nacquero due bambini. Uno si chiamava Giovanni ed ebbe in regalo un bel paio di baffi sorridenti.
L’altro si chiamava Ciccio Mafioso ed ebbe in dono un ramarro e un mantello nero.
I due bambini abitavano nella grande città del sole a metà.
Giovanni abitava nel quartiere della luce, Ciccio Mafioso nella contrada dell’oscurità.
Quando compirono 10 anni vennero chiamati alla corte del re.
Il re disse loro di scegliere un oggetto nel forziere reale.
Ciccio Mafioso afferrò una grossa spada di bronzo, Giovanni invece prese un libricino.
Gli anni passarono.
Giovanni era diventato un uomo e potè finalmente indossare i suoi baffi sorridenti.
Ma la città del sole a metà non era più quella di un tempo. L’oscurità si era impadronita dei vicoli e delle strade che una volta erano inondate di luce.
Gli abitanti avevano paura. Le donne piangevano e si sussurravano all’uscio dei portoni:”Ciccio mafioso verrà questa notte e se non avremo monete ci porterà via”.
Giovanni non tollerava quell’ingiustizia.
Perciò si recò al cospetto del re e gli disse:”Signore, se me lo concederete potrò catturare Ciccio Mafioso prima che faccia notte. E liberare per sempre la città dalle ombre”.
Il re gli disse:”Fai pure”. Ma fece venire un corvo e lo inviò oltre le mura merlate perchè avvertisse subito Ciccio Mafioso.
Non appena Ciccio Mafioso seppe che Giovanni lo voleva catturare, infilzò la strada con la sua spada di bronzo e spalancò nella terra un abisso buio e profondo.
Giovanni cavalcava veloce, nel sole accecante del pomeriggio e si accorse troppo tardi dell’orlo di quella voragine.
Ne fu inghiottito e non risalì più.
Da allora gli abitanti della città chiedono al re di uscire dal suo palazzo e di cacciare per sempre Ciccio Mafioso.
Ma le mura del castello sono alte e massicce. E le voci – come la luce – si fermano a metà.

 

(di Gianmarco Bachi)